Fra’ Sabba da Castiglione, religioso, letterato e umanista italiano, appartenente all’ordine dei Cavalieri Ospitalieri, nacque a Milano da nobile famiglia nel 1480.Fra’ Sabba si formò presso l’Università di Pavia, dove frequentò gli studi di legge, teologia e filosofia. Dopo un breve soggiorno a Mantova, nel 1505, ormai venticinquenne, decise di entrare nell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani (poi Ordine di Malta), del quale divenne presto vice procuratore generale. Fino al 1508 fu a Rodi poi si trasferì a Roma, dove coltivò il suo amore per l’arte e la letteratura. Già appassionato ricercatore ante litteram di archeologia, riuscì a procurare, dal suo soggiorno egeo, a Isabella d’Este di Mantova, diversi marmi antichi. Nel 1515 lasciò la capitale dopo essere stato chiamato alla Commenda di Faenza, incarico che accettò per meglio dedicarsi a quegli studi che tanto amava, lontano dalla mondanità, dagli intrighi delle corti, e dalla vita militare.

La Chiesa della Commenda (S. Maria Maddalena), detta anche “Magione”, situata nel Borgo Durbecco sulla via Emilia a Faenza, e risalente al XII secolo, all’arrivo di Fra’ Sabba, non versava in buona condizioni di manutenzione. Questo poiché i precedenti commendatori non l’avevano scelta come propria abitazione, destinando le rendite ad altri scopi.

Nel 1533 affidò a Girolamo da Treviso il compito di impreziosire la chiesa con l’affresco “Madonna in trono tra santa Maria Maddalena e santa Caterina d’Alessandria”. Un’altra opera fondamentale è quella creata dal forlivese Francesco Menzocchi: un affresco che raffigura Fra’ Sabba oramai vecchio, presentato da San Giuseppe alla Vergine, e sotto il quale trova posto il sepolcro di Fra’ Sabba, che fece scolpire sulla parete di sinistra una epigrafe latina da lui composta. I suoi interessi di studio e di collezionista diedero origine ad una biblioteca, purtroppo oggi dispersa, e ad una raccolta di cimeli artistici, i cui pezzi superstiti sono conservati alla Pinacoteca Comunale di Faenza (si cita il busto di San Giovannino, urna cineraria d’alabastro, il San Girolamo penitente, il tavolo intarsiato da Fra Damiano da Bergamo).

Figura poliedrica e dalle molteplici sfaccettature, quella di Fra’ Sabba: allo stesso tempo tardo umanista cristiano e “riformista” in prima linea nella lotta contro l’eresia, collezionista, esteta e fustigatore della corruzione civile e religiosa dei suoi tempi. Suo testamento morale e intellettuale sono i Ricordi, raccolta di precetti didascalici indirizzati al pronipote e pubblicati nella versione definitiva nel 1554 a Venezia da Paolo Gerardo; l’opera ebbe un notevole successo con venticinque edizioni fino al 1613, data oltre la quale non venne più pubblicata. Fra’ Sabba morì il 16 marzo 1554.

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